28 Ott LA TABACCHIERA DELL’IMPERATORE
Martedì… Giallo!
Continua il viaggio alla scoperta dei maestri del genere poliziesco conoscendo, oggi, John Dickson Carr.
Anche lui, come molti degli autori che abbiamo conosciuto in precedenza (le cui biografie e romanzi potere recuperare nelle puntate precedenti della rubrica Martedì… Giallo!), ha avuto una vita abbastanza movimentata.
Nato in Pennsylvania nel 1906, negli anni Venti si trasferì a Parigi per frequentarvi l’università, studi che non completò per dedicarsi alla letteratura.
Poco tempo dopo, affascinato dallo stile di vita britannico, si spostò in Inghilterra e vi rimase fino alla fine degli anni Quaranta, prima a Bristol, città di origine di sua moglie Clarice, e poi a Londra dove, oltre a scrivere romanzi polizieschi, lavorò per programmi radiofonici. Sua l’opera radiofonica di grande successo “La cabina n°13”, caratterizzata dall’intreccio giallo complesso combinato con particolari caratteri dei personaggi e dialoghi tesi e incalzanti, che rendono inarrestabile l’ascolto del romanzo proprio come già accadeva con la lettura dei suoi libri.
Dopo aver vissuto anche gli anni cupi della seconda guerra mondiale in Gran Bretagna, la lasciò per soggiornare in diverse parti del mondo, tra cui Tangeri. Fece ritorno sul suolo britannico negli anni Cinquanta, ma una decina di anni dopo si trasferì definitivamente negli Stati Uniti, nella Carolina del Sud, dove morì nel 1977.
John Dixon Carr nel 1936 fu il primo autore americano a essere accolto nel London Detection Club, la società britannica degli scrittori del mistero, fondata nel 1930 e attiva ancora oggi, di cui faceva parte anche Agatha Christie e i cui membri si incontrano per collaborare tra loro al miglioramento dei romanzi investigativi.
Studioso della vita e delle opere di Arthur Conan Doyle, scrisse insieme al di lui figlio Adrian una biografia dello scrittore e una raccolta di racconti (“Le imprese di Sherlock Holmes”), dando nuova vita al grande autore.
Carr è stato un maestro nella costruzione dei gialli della “camera chiusa”, in cui i defunti vengono assassinati dentro camere chiuse ermeticamente dall’interno, e anche di “delitti impossibili”, in cui i corpi senza vita vengono ritrovati in distese di neve o sabbia senza la minima traccia loro intorno, ad esempio, sfidando il lettore con indizi ben mascherati che si svelano come tali solo nel finale.
Dalla prolifica bibliografia di J. D. Carr ho scelto un romanzo breve ma intenso, i cui elementi (personalità dei personaggi, azioni e moventi) si rincorrono e si fondono a ritmo sostenuto in una vicenda in cui l’apparenza è semplice ma in realtà niente è come sembra.
La tabacchiera dell’imperatore
Dopo il divorzio da Ned Atwood, affascinante ma irresponsabile, Eve Neill cerca un po’ di serenità ritirandosi a vivere nella sua villetta a Le Bandelette, una cittadina della costa francese sulla Manica. Qui stringe amicizia con la famiglia Lawes, che abita nella villa di fronte alla sua. Si lega sentimentalmente al giovane Toby Lawes. dirigente di una banca locale, che sembra poterle dare una vita sentimentale più tranquilla della precedente.
Quando l’ex marito di Eve viene a sapere del suo fidanzamento con Toby, decide di fare un ultimo tentativo per riconquistarla e si introduce di notte nella villetta dove aveva abitato con lei usando la chiave della porta d’entrata ancora in suo possesso.
Appena la donna se lo trova di fronte in camera da letto, va nel panico.
Cosa avrebbe pensato di lei Toby se fosse venuto a sapere che il suo ex marito era entrato in casa di notte? E la sua famiglia?
Mentre i due hanno un’accesa discussione, Ned vede dalla finestra una scena raccapricciante nella sala della villa di fronte: sir Maurice Lawes è riverso sulla scrivania, ucciso da un colpo alla testa, e pochi secondi dopo un paio di mani con guanti marroni sembrano trafficare con degli oggetti in una vetrinetta laterale.
Eve, atterrita, spinge via Ned, che nel correre giù per le scale inciampa e cade, fratturandosi il naso che inizia a sanguinare, ma senza mostrare altri segni di lesioni.
Nel tentativo di soccorrerlo Eve macchia di sangue la camicia da notte, però finalmente riesce a far andar via Ned facendosi riconsegnare la chiave della villa.
Quando cerca di rientrare in casa si accorge che la porta si è chiusa dietro di lei e, agitata com’è, impiega un po’ di tempo a ricordarsi che nel taschino della vestaglia ha la chiave che le ha restituito Ned.
Eve rientra in casa cercando di calmarsi, mentre mille domande le affollano la mente: chi è stato ad uccidere sir Maurice? E perché? Chi era la persona con i guanti marroni? L’assassino? E come giustificherà la presenza del suo ex marito in camera sua di notte? Si verrà a sapere, dato che Eve ha visto la domestica che la osservava mentre rientrava e chissà da quanto tempo era in ascolto.
Quando interviene la polizia e inizia l’indagine, la prima sospettata è proprio Eve e l’ex marito che potrebbe scagionarla è ricoverato in coma all’ospedale con poche speranze di riprendersi.
Più le indagini si approfondiscono e più Eve appare colpevole, ma uno psichiatra inglese in vacanza a Le Bandelette e amico del prefetto di polizia, il dottor Dermot Kinrose, intuisce che l’accusa di omicidio non quadra affatto con la personalità di Eve Neill e decide di indagare per conto suo, scoprendo così che l’intero caso ruota intorno a uno dei cimeli della collezione di sir Maurice, una tabacchiera di epoca napoleonica che l’uomo stava osservando quando è stato ucciso.
Se non è stata Eve, chi ha ucciso sir Maurice? E le mani con i guanti marroni a chi appartengono? Come farà il dottor Kinrose a provare l’innocenza di Eve?
A voi il piacere della scoperta.
Buona lettura!