A Casa di Lucia | Viaggio nella maternità
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Viaggio nella maternità

Riserva ovarica, salpingografia, dosaggi, transfer, PMA, fivet, icsi, iui, ovociti, blastocisti, stimolazioni, rapporti mirati…

Sono Deborah, e questi termini sono stati routine per più di un anno in quello che è stato il mio percorso verso la maternità, una strada di mattoni gialli che portava alla vera magia e che allo stesso tempo mostrava che il percorso stesso era l’inizio dell’avventura. In realtà mi sono espressa male: non è stato un percorso VERSO la maternità ma un percorso DI maternità esso stesso, perché si è madri nel momento stesso in cui ci si sente dentro che si è pronte, nel momento in cui si inizia a cercare quel miracolo. Sì, perché quello che per molte donne è naturale, su cui quasi non ci si interroga se non per le nozioni scientifiche apprese ai tempi della scuola dell’obbligo, è in realtà una roulette russa, uno di quei bizzarri meccanismi della natura che solo in minima parte rispetto alle innumerevoli possibilità dà luogo al miracolo, a quell’incontro “banale” tra ovocita e spermatozoo e alla sua frammentazione immediata, al suo attecchimento, alla vita. Ecco, per me non è stato così semplice. Non è bastato scegliere, amare, aspettare e sorprendersi. Non è bastato aspettare. Faccio parte di quella schiera di donne che ha dovuto inseguire quella possibilità, che ha portato dentro al suo corpo le intrusioni mediche di questa scelta, chirurgicamente e non solo, tra medicine e punture che aprissero varchi, bilanciassero esami, imbrigliassero in percorsi non più tanto naturali tutta quella magia. Dal momento in cui ci siamo resi conto che qualcosa non andava a quello in cui ci è stato confermato che effettivamente il problema ero io, qualcosa si è inceppato dentro, crollato, una crepa che è deflagrata. In pochi riescono non dico ad arginare ma anche solo ad abbracciare, a partire dagli stessi familiari. Le frasi fatte “Ci pensate troppo“, “È solo stress“, quello sminuire anziché semplicemente accogliere, laddove sarebbe bastato il silenzio e una mano che stringe la tua, un esserci senza bisogno di altro, né consigli né giudizio. Ai tempi io trovai conforto in donne come me, in uno spazio raccolto in cui confrontarsi e conoscersi e appoggiarsi, indipendentemente dal percorso di ognuna e dalle scelte della coppia. “Arriveremo dove tu ti sentirai di arrivare“, questo mi disse mio marito. Un argine a quello che avrei potuto sopportare, un limite che solo io potevo darmi. Ancora oggi sono grata per questo. Oggi che stringo a me quell’adolescente mezza matta che mi fa disperare, che dal suo primo affermarsi in quel settembre lontano, con quel valore così basso di Beta Hcg, quella speranza che la stessa ginecologa volle soffocare in un impeto di protezione “Restiamo coi piedi per terra, non sempre una cosa arriva solo perché la si desidera tanto“, quello sfarfallio nel buio di un utero che era riuscito finalmente ad accogliere, ha fatto sorgere il sole nella mia vita, inclinando l’asse del mio pianeta alla sua luce. Per arrivarci, il viaggio è stato pieno di ostacoli. Avete presente quante cose possono andare storte? Si può non ovulare. Potrebbe essere chiuso il collo dell’utero oppure una o entrambe le Tube di Falloppio. Potrebbero esserci i residui di un’infezione curata in maniera non totale che si è annidata nelle tube bruciando ciò che vi transita. Potrebbe esserci una malformazione uterina. Potrebbe trattarsi di endometriosi. Le pareti uterine potrebbero non essere adatte all’attecchimento. Oppure ancora… si potrebbe non scoprire mai il perché. Ad ogni ipotesi un esame, ad ogni risposta una cura da provare. Ad ogni prova una speranza. Ad ogni test negativo una stilettata dentro.

Personalmente, ad un certo punto ho sentito che mio figlio o mia figlia era da qualche parte e mi stava aspettando. Aspettava che trovassi il percorso giusto per accoglierlo nel mio corpo. O forse aspettava nel corpo di un’altra donna che lo trovassi per portarlo a casa. Per questo motivo mi sono avvicinata al mondo dell’adozione, un universo altrettanto difficile e pieno di ostacoli e sofferenze, ma in cui ho incontrato persone straordinarie. Soprattutto altre coppie, altre donne, con cui ho condiviso questo vuoto interiore da riempire, noi che sapevamo, perché lo sentivamo, che la maternità parte da quella scintilla dentro, che è un viaggio che ha una sola parola d’ordine: accoglienza. Mia figlia ha bussato proprio in quel frangente, tra una puntura in frigorifero prima di un grande salto e un appuntamento dall’assistente sociale. Un miracolo. Mi ha insegnato ad accogliere, a combattere, mi ha regalato un sesto senso che a pelle mi fa riconoscere ferite che non si vedono.

E qui arriva lei.

Assunta è entrata nella mia vita per caso, sono stati i libri ad unirci, ma subito abbiamo sentito una connessione profonda, in quanto esseri umani, in quanto donne con un vissuto intrecciato. In lei ho trovato, tra le altre cose, un’amica con cui continuare a condividere questo percorso, dalla parte di chi stringe la mano e c’è anche senza dire niente.

 

 

Eccomi Deborah! Felice di averti incontrata sul mio cammino di vita. Nulla avviene per caso e già dai primi messaggi siamo entrate in sintonia e pian pianino ci siamo rese conto di quante cose avevamo in comune. È proprio vero che i libri sono magici, creano ponti invisibili, connessioni e grandi amicizie.

Ricordo che siamo entrate in fretta in confidenza, ricordo ancora la nostra prima telefonata durata circa 2 ore in cui l’una ha aperto il suo cuore all’altra e abbiamo lasciato che quel “fil rouge” ci unisse. Ti ho raccontato di me, del mio passato e del grande sogno che stavo inseguendo: quello di essere una “mamma del cuore” e non biologica e che ero in attesa che quei bambini destinati a me arrivassero al più presto. L’adozione non è un percorso semplice, per niente! Tanta burocrazia, percorsi di coppia da seguire… ti senti rivoltata come un calzino, fisicamente e psicologicamente. Tante prove da superare, tanti ostacoli, tante paure e tanti scoraggiamenti, ma il desiderio di dare amore superava alla grande tutto ciò. Sono arrivata a questa scelta dopo tanti anni, forse troppi, anni trascorsi ad inseguire una gravidanza biologica che non arrivava. Tanti pianti, infiniti, tante delusioni, ma poi ho capito che la mia strada era diversa, che doveva compiersi un incontro diverso. Insieme a mio marito Marco abbiamo deciso di non porci limiti e abbiamo attivato sia il percorso di adozione nazionale che internazionale. Sulla prima nessuno ci dava speranza, sembrava del tutto impossibile, mentre per l’altra, ovviamente grazie ad un corrispettivo economico, si sarebbe trovato un abbinamento.

Abbiamo fin da subito scelto una fratria e abbiamo iniziato a sognare.

Io desideravo delle femminucce da coccolare, immaginavo già tutte le cose che avrei comprato loro, tutte le esperienze da vivere insieme, gli insegnamenti… e devo dire che qualcuno lassù mi ha ascoltata e ha lavorato molto bene per realizzare la nostra famiglia.

Dopo quattro anni e tanti tentativi è arrivata la telefonata giusta, il colloquio perfetto in tribunale: quelle due bimbe, che mi venivano presentate su di un fascicolo giuridico, mi aspettavano. Erano arrivate, erano mie. Ho vissuto fin da subito quella sensazione, quella gioia che il grande giorno fosse arrivato. Siamo tornati a casa con convinzione e tanta felicità, anche se non avevamo ancora nessuna certezza. Era fine ottobre e ci fu detto dai giudici che per Natale avremmo ricevuto la “lieta notizia” oppure, in mancanza, avremmo capito che non eravamo stati scelti. Ed invece il 16 novembre 2023 arrivò quella telefonata che mi fece tremare il cuore, le gambe non mi reggevano più e non capivo più nulla dopo aver sentito “Siete stati scelti“. Ero sola a casa, mio marito era in Umbria per lavoro. Lo chiamai per dargli la notizia, ma non riuscivo a spiccicare una parola, piangevo soltanto, tanto da farlo spaventare. Alla fine riuscii solo a dire “Ce l’abbiamo fatta, sono nostre!“.

Un’emozione indescrivibile ed indimenticabile! Dopo 7 giorni, il 23 novembre, il colloquio definitivo in tribunale, ma soprattutto il primo incontro con le nostre piccole.

Tanta gioia e anche tanta paura! Sarei stata in grado, sarei piaciuta, mi avrebbero accolta, sarei riuscita a farmi amare? Da dove iniziare, cosa fare, come comportarsi? E quale fu il primo pensiero? Munirmi di caramelle, golosità e regalini per tutti i bambini della casa famiglia.

Il pomeriggio varcammo la soglia di quella casa e le individuai subito. Una bimba bellissima, dolce, timida, con grandi occhioni e tanti ricci che mi salutò con cortesia e una scricciola ferma in un angolo che mi osservava dalla testa ai piedi, uno sguardo fulminante che mi fece intimidire e allo stesso tempo amare subito quel temperamento così maturo. Affidai proprio a lei, la più piccola di casa, il grande sacco goloso che subito aprì e distribuì a tutti, offrendo anche a me una caramella e fu subito “imprinting“.

Da quel giorno i primi appuntamenti, le prime uscite, il primo divertentissimo shopping, la prima volta a casa nostra (8 dicembre), il primo Natale insieme, la prima notte in 4 nel lettone, i primi abbracci e soprattutto la prima volta in cui mi sentii chiamare “MAMMA“. Non mi sembrava vero, le lacrime a stento trattenute e il cuore che rimbalzava in petto.

Loro sono: Assia Lucia e Larissa. Immaginate solo quando mi dissero il nome completo di Assia… Lucia è il nome della mia amatissima mamma, per me un segno del suo eterno amore. Assia è nata circa un anno dopo che mia mamma era salita in cielo. Mi piace tanto raccontarle che lei è nata dopo che nonna Lucia l’ha plasmata e lasciata creare a Dio affinché arrivasse a me.

Da quel giorno la mia vita è cambiata, ha subìto un grande cambiamento e finalmente la mia famiglia si è concretizzata.

Non è stato facile, non lo è e non lo sarà, ma sono immensamente felice di vivere questa grande esperienza con i suoi “up & down”.

Essere mamma adottiva è essere madre, genitore, con una consapevolezza e scelta maggiore. Tante persone ci hanno detto che siamo stati coraggiosi, ma noi puntualizziamo dicendo che chi ha avuto davvero coraggio sono state le nostre figlie che hanno avuto fiducia in noi, ci hanno scelto e hanno deciso di amarci e condividere con noi questa grande sfida chiamata vita. Io sarò sempre onorata e grata di esser stata scelta come loro mamma e cercherò di fare del mio meglio e di essere per loro un grande esempio. Attraverso la mia esperienza invito le coppie ad avvicinarsi al mondo delle adozioni, affinché ogni bambino possa avere una famiglia in cui crescere sereno e con tanto amore.

Con la nostra esperienza non intendiamo dire che una donna si realizzi solo nella maternità, ma semplicemente che ogni donna che senta di essere anche madre avrà davanti tante strade: ogni viaggio è a sé, ma tutti portano dosi di coraggio e speranza inimmaginabili. Insomma, non sempre il cammino verso la maternità è lineare e semplice, a volte ci si imbatte in ostacoli più o meno difficili da affrontare. Ma l’amore di una madre è qualcosa che va oltre, e noi lo sappiamo bene.

 

Articolo di Deborah e Assunta

 

 

Il fil rouge sulla maternità prosegue ai link sotto:

https://www.acasadilucia.org/2023/05/11/le-difettose-di-eleonora-mazzoni/

 



× Ciao!