26 Ott LA STORIA DI ASTERIX E OBELIX
“Per Toutatis!”
(La tipica esclamazione e giuramento invocato dai Galli del villaggio in onore della loro divinità)
“L’unica cosa di cui abbiamo paura noi Galli è che il cielo ci cada sulla testa!”
(La risposta del capo Abraracourcix – e di tutti gli abitanti- quando viene chiesto loro di cosa abbiano timore)
“Siamo nel 50 a.C. Tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un villaggio popolato da irriducibili Galli resiste ancora e sempre all’invasore.”
Inizia così una delle saghe a fumetti più famose al mondo. Nati dallo sceneggiatore René Goscinny e dal disegnatore Albert Uderzo, Asterix e Obelix non sono soltanto due personaggi capaci di vendere oltre 390 milioni di albi in tutto il globo e di essere tradotti in più di 110 lingue e dialetti, ma una vera icona dei fumetti per tutte le età.
La nascita di Asterix si colloca nel 1959. Goscinny e Uderzo erano sul balcone di un appartamento a Bobigny, banlieue di Parigi, intenti a ideare una serie per il primo numero della rivista per ragazzi Pilote.
La scadenza era vicina e l’idea iniziale di riadattare la favola di Renart la volpe era già stata occupata da un altro autore. Decisero così di esplorare la storia della Francia. Cercando un periodo poco battuto dal fumetto dell’epoca, si fermarono all’epoca dei Galli e dell’occupazione romana.
Il 29 ottobre 1959 debutta la prima pagina di Asterix il Gallico. Fu un successo travolgente immediato: nel 1961 uscì il primo album monografico e da lì la saga esplose in un fenomeno di costume globale.
Il successo del racconto si regge su dinamiche di coppia e su un cast secondario indimenticabile.
Asterix: Il piccolo guerriero astuto dall’elmo con le ali. A differenza dei classici eroi del fumetto franco-belga dell’epoca (alti, muscolosi, perfetti), Asterix è basso, magro e intelligente. Non risolve i problemi solo con la forza, ma con la furbizia e la strategia. Il suo nome deriva dal segno tipografico dell’asterisco (*). È il classico esempio che nella botte piccola c’è il vino buono.
Obelix: Inseparabile compagno di avventure, scultore e trasportatore di menhir. Ingenuo, golosissimo di cinghiali e dotato di una forza sovrumana permanente perché da piccolo è caduto nel paiolo della pozione magica. Il suo nome richiama l’obelisco (e il simbolo tipografico obelo, †). Con lui c’è quasi sempre Idefix (Idefix/Dogmatix), il piccolissimo cagnolino ecologista che piange ogni volta che sradicano un albero.
Gli altri abitanti chiave sono:
Panoramix: Il saggio druido del villaggio, detentore del segreto della pozione magica che dona una forza titanica temporanea.
Abraracourcix: Il capo tribù orgoglioso, trasportato sempre su uno scudo da due servitori sfortunati.
Assurancetourix: Il bardo del villaggio. Convinto di essere un genio musicale, canta malissimo e finisce regolarmente imbavagliato e legato durante i banchetti finali.
Dietro ogni singolo nome si nasconde un doppio senso, un calambour (gioco di parole). Non solo: ciascun popolo ha un suffisso grammaticale fisso.
- I Galli (Suffisso -ix):Tutti i Galli terminano in -ix, un chiaro omaggio al personaggio storico reale Vercingetorige (Vercingétorix).
Asterix: Da astérisque (asterisco, la nota a piè di pagina), a indicare un personaggio piccolo ma centrale.
Obelix: Da obélisque (obelisco) ma anche dall’obelo (†), il segno tipografico a forma di spada/croce.
Panoramix: Da panoramique (panoramico), a indicare la sua grande visione e saggezza.
Assurancetourix: In francese Assurance tous risques (assicurazione contro tutti i rischi), un nome ironico per il bardo che provoca costantemente disastri sonori.
Abraracourcix: In francese À bras raccourcis (a braccia accorciate, cioè “scagliarsi contro qualcuno con violenza”).
Idefix: Da idée fixe (idea fissa), perfetta per un cagnolino testardo e fissato con gli alberi.
Ordinalfabetix: Da Ordre alphabétique (ordine alfabetico), il pescivendolo del villaggio.
Automatix: Da Automatique (automatico), il fabbro sempre pronto a far scattare risse a martellate.
- I Romani (Suffisso -us): I nomi dei Romani riflettono la loro natura rigida, militare o spaventata.
Caius Bonus: C’est un bonus (è un bonus/un vantaggio).
Caligula Beaucoup: Beaucoup (molto), gioca con il nome dell’imperatore Caligola.
Faitnoustensoins: In francese suona come Fais-nous des soins (“curaci”), nome di un medico romano.
Tullius Detritus: Détritus (detrito/spazzatura), l’incipiatore di discordia nell’albo La zizzania.
- Gli Egizi (Suffisso -is): Numerobis (numero bis, ovvero di serie B) è l’architetto scarso; Amonbofis suona come À mon bon fils (“al mio buon figlio”).
- I Greci (Suffisso -os o -as): Plaffos (il suono di un tuffo/schiaffo), Pneumat overthrow/Pneumat os.
- I Britanni (Suffisso -ax): Jolitorax (Joli thorax, bel torace), Celtix.
- I Goti (Suffisso -ic): Teleferic (teleferica), Perferic (periferico), Cloridric (acido cloridrico).
- I Vichinghi (Suffisso -sen): Olaf Timandafacen (in italiano tradotto ironicamente come Olaf Tifiordaliso o simili a seconda delle edizioni).
Le avventure di Asterix seguono uno schema narrativo ben consolidato ma sempre fresco, articolato su due filoni principali:
- Le avventure nel villaggio: I Galli devono respingere i piani di Giulio Cesare o difendersi dai quattro accampamenti romani che li circondano (Babaorum, Laudanum, Petibonum e Aquarium). In queste storie, il pericolo arriva direttamente a casa dei nostri eroi. Giulio Cesare o i suoi generali tentano un nuovo piano astuto per sconfiggere i Galli senza usare solo la forza bruta. I libri affrontano diversi temi: centurioni o consiglieri romani che provano a seminare zizzania tra gli abitanti (come nell’albo La zizzania); i Romani che cercano di “civilizzare” o corrompere i Galli con il denaro, il lusso o l’edilizia (come ne Il regno degli dei o Asterix e i qatrinus).
- I viaggi per il mondo: Asterix e Obelix viaggiano in paesi lontani (Egitto, Britannia, Hispania, Italia, America, Grecia) permettendo agli autori di satirizzare stereotipi nazionali e culturali moderni proiettandoli nel passato: in Egitto (Asterix e Cleopatra), si confrontano con la grandiosità dei monumenti e la burocrazia dei costruttori; In Britannia (Asterix e i Britanni), scoprono un popolo che si ferma a bere acqua calda alle cinque del pomeriggio e serve il cinghiale bollito con salsa alla menta; in Hispania, Helvetia o Italia, la narrazione gioca sul carattere locale, sul cibo, sul traffico e sui modi di fare tipici di ogni paese.
È ormai assodato che Asterix piaccia sia ai bambini che agli adulti, ma perché? Come fa a superare le barriere generazionali? È presto detto!
Per i più giovani c’è la slapstick comedy, le scazzottate con i romani (che si concludono con i classici elmi volanti e il classico “Ils sont fous ces Romains!” / “Sono pazzi questi Romani!”).
Per gli adulti c’è una satira raffinata: giochi di parole complessi, citazioni latine parodiate, battute su politica, economia, burocrazia e caricature di personaggi famosi (da Sean Connery a Kirk Douglas, fino a David Bowie).
Dopo la prematura scomparsa di René Goscinny nel 1977, Albert Uderzo ha proseguito provvedendo da solo sia ai disegni che ai testi per diversi anni. Nel 2013 Uderzo ha passato il testimone a una nuova coppia di autori (Jean-Yves Ferri e Didier Conrad), e successivamente Fabcaro.
Dai fumetti sono nati film d’animazione (tra cui il celebre Asterix & Obelix – Missione Cleopatra), videogiochi e persino un parco a tema dedicato vicino Parigi (Parc Astérix).
In ogni libro di Asterix ci sono gag ricorrenti: i quattro accampamenti romani che circondano il villaggio all’inizio di ogni storia; l’incontro per mare con sfortunate navi di pirati che finiscono per affondare; le risse che scattano nel villaggio anche per futili motivi, sedate quando è ora di far fronte comune contro il nemico; ma soprattutto la scena finale. Ogni libro si chiude infatti allo stesso modo: una festa notturna sotto le stelle a base di cinghiali arrosto, con il bardo legato e imbavagliato ad un albero per evitare che canti.
In superficie questo fumetto sembra è un semplice racconto comico d’azione, dove l’arguzia del piccolo Asterix e l’ingenuità del gigantesco Obelix trionfano sempre sulla prepotenza dei potenti.
In profondità, è l’allegoria dell’uomo contro l’impero spiegata con il sorriso. È inoltre una brillante parodia del mondo moderno: dietro le toghe e gli elmi si nascondono metafore perfette della burocrazia, della politica, del turismo di massa e delle fragilità umane.