A Casa di Lucia | FINCHE’ IL CAFFE’ E’ CALDO
37678
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-37678,single-format-standard,wp-theme-bridge,theme-bridge,bridge-core-1.0.2,no-js,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,qode-title-hidden,side_area_uncovered_from_content,transparent_content,columns-4,qode-theme-ver-18.0.4,qode-theme-bridge,disabled_footer_top,wpb-js-composer js-comp-ver-5.7,vc_responsive

FINCHE’ IL CAFFE’ E’ CALDO

Lo sceneggiatore e regista giapponese Toshikazu Kawaguchi, con il suo romanzo d’esordio “Finché il caffè è caldo”, si è affermato anche come scrittore. Il suo libro in pochi giorni è diventato un vero caso editoriale. In Giappone ha venduto oltre un milione di copie e in seguito ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee.

Si tratterebbe di un adattamento da uno spettacolo teatrale, e la trama si svolge tutta in una piccola caffetteria di Tokyo, minuscola un po’ come tutti i locali del Giappone dove il problema dello spazio è davvero un’esigenza.

Esiste da oltre cento anni ed è una caffetteria speciale dove si narra che, mentre si gusta una tazza di caffè fumante, sia possibile tornare indietro nel tempo al momento in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è lasciati andare una persona speciale. Ma attenzione: bisognerà rispettare 5 regole fondamentali.

Questo è un romanzo dolce e delicato che tratta un desiderio che credo ognuno di noi abbia nascosto nel suo cuore, quello di poter tornare indietro nel tempo per rimediare a un errore o per salutare per sempre una persona amata e magari poter dirle tutto ciò che avremmo voluto.

Così ritorna l’epopea del viaggio nel tempo ma non conferma la tradizione che riconosce al ritorno nel passato la possibilità di compiere azioni che possano modificare il presente. Qui non è così, il presente per come lo conosciamo, fatto di eventi anche spiacevoli e dolorosi, purtroppo rimarrà lo stesso. Ed allora viaggiare nel tempo che senso ha?

Il motto occidentale del “tutto e subito” non sussiste, eppure qualcosa cambierà. A cambiare saranno le persone, coloro che avranno deciso di intraprendere questo viaggio. Coltiveranno così “l’arte dell’attesa” che non conosciamo quasi più.

Ho avuto modo di guardare un’intervista dell’autore e mi hanno colpito soprattutto queste sue parole:

“Si può aiutare anche solo con un libro o una frase. La vita è piena di fallimenti, battute d’arresto e rimpianti, ma davvero credo che tutti possano essere salvati con l’aiuto degli altri. È un aiuto reciproco, quindi! In quanto persona piena di rimpianti e fallimenti, desideravo diventare qualcuno che potesse aiutare le persone intorno a me”.

C’è da dire che il libro ha ricevuto anche tante critiche: c’è chi l’ha definito banale, chi noioso, chi una lettura leggera da poter evitare, chi non ha proseguito e terminato la lettura. Ebbene credo che i tempi e i modi della letteratura giapponese non sempre si addicano a noi europei. Leggere autori di culture diverse è complesso. E’ scorretto giudicarli con i nostri parametri occidentali.

L’argomento che viene trattato, soprattutto in narrativa, viene affrontato filtrandolo in base alla propria cultura. Ciò capirete che fa una bella differenza perché i due continenti hanno un modo diverso di raccontare. In occidente solitamente una trama è caratterizzata soprattutto da ritmo e azione. In Giappone, invece solitamente si privilegia una lentezza legata spesso ad un riflettere sulla vita.

Forse questo libro non diverrà un capolavoro assoluto della letteratura, ma è un libro di sentimenti.

Il presente non cambia, ciò che cambia è il cuore delle persone perché imparano ad ascoltare le proprie emozioni e a far pace con il proprio passato, accogliendo con una serena consapevolezza il destino.

La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso……

 



× Ciao!