22 Dic IL DONO DI NATALE
“Dedicato a chi ama i regali di Natale” ed è curioso di sapere qual è il dono fatto a Lia e anche quello fatto a Felle. A chi ama le storie che ricordano le nostre tradizioni. A chi ama mangiare cose buone, soprattutto i dolci. A tutti i bambini e a chi ha il cuore bambino”.
Ne “Il dono di Natale”, Grazia Deledda ha narrato della sua terra natia, luogo senza tempo, arcaico, pieno di umanità e di speranza. Attraverso la sua sensibilità narrativa e la sua forza espressiva, tutto è raccontato in maniera semplice ma efficace, restituendoci le immagini di un piccolo villaggio della Sardegna che vive l’attesa del Natale.
“Il piccolo paese era coperto di neve; le casette nere, addossate al monte, parevano disegnate su di un cartone bianco, e la chiesa, sopra un terrapieno sostenuto da macigni, circondata d’alberi carichi di neve e di ghiacciuoli, appariva come uno di quegli edifizi fantastici che disegnano le nuvole. Tutto era silenzio: gli abitanti sembravano sepolti sotto la neve.”
Protagonisti sono Felle e Lia, due bambini cresciuti insieme, le cui casupole vicine, “una per parte del cortile, si rassomigliavano come due sorelle”. Felle è “un bel ragazzino di 11 anni”, il più piccolo dei fratelli della famiglia Lobina, Lia è vispa e curiosa. I due bambini si preparano alla vigilia, vivendo in modi diversi l’atmosfera di festa. L’arrivo di Felle a casa, il suo saluto a Lia, il profumo della casa che odora di dolci, il focolare domestico e le canzoni in rima rievocano tempi antichi, profumi e sapori di cose genuine e tradizioni passate. Una storia fatta di piccoli gesti, di misere esistenze che vanno avanti con fatica, giorno dopo giorno, utile a non farci dimenticare un passato della nostra Italia, dove un grande ruolo ha sempre avuto la fede.
“Dentro la chiesa continuava l’illusione della primavera: l’altare era tutto adorno di rami di corbezzolo coi frutti rossi, di mirto e di alloro: i ceri brillavano tra le fronde e l’ombra di queste si disegnavano sulle pareti come sui muri di un giardino. In una cappella sorgeva il presepio, con una montagna fatta di sughero e rivestita di musco: i Re Magi scendevano cauti da un sentiero erto, e una cometa d’oro illuminava loro la via. Tutto era bello, tutto era luce e gioia. I Re potenti scendevano dai loro troni per portare in dono il loro amore e le loro ricchezze al figlio dei poveri, a Gesù nato in una stalla; gli astri li guidavano; il sangue di Cristo, morto poi per la felicità degli uomini, pioveva sui cespugli e faceva sbocciare le rose; pioveva sugli alberi per far maturare i frutti. Così la madre aveva insegnato a Felle e così era”.
Ma quale sarà il dono tanto atteso? E in che modo darà gioia ai due bambini e alle rispettive famiglie? Non resta che leggere il piccolo racconto per scoprirlo. Anche se la vera felicità, e la scrittrice ce lo conferma, consiste proprio nell’attesa del momento tanto desiderato. E così, immersi nell’atmosfera fiabesca di un mondo arcaico ricco di poesia e umanità, anche noi aspettiamo con impazienza il “dono di Natale“.