10 Lug MARCEL PROUST
“Forse non ci sono giorni della nostra fanciullezza che abbiamo vissuto più pienamente di quelli che crediamo invece di aver trascorso senza viverli: cioè quelli trascorsi con un buon libro.”
Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust è stato uno dei più grandi e influenti scrittori del Novecento, che ha rivoluzionato la struttura del romanzo moderno. Parlare di Marcel Proust significa addentrarsi in un mondo letterario affascinante e complesso. La sua fama è indissolubilmente legata alla monumentale opera ” Alla ricerca del tempo perduto” (À la recherche du temps perdu), divisa in sette volumi. Più che una semplice cronaca della società parigina dell’epoca, il romanzo si configura come un’immensa esplorazione della mente umana, della memoria e del tempo.
Marcel nasce a Parigi il 10 luglio 1871 da una famiglia dell’alta borghesia: il padre, Adrien Proust, era un medico di fama internazionale, la madre, Jeanne Weil, appartenente a un’agiata famiglia ebrea, era una donna di eccezionale intelletto, raffinata, appassionata di musica e letteratura ed ebbe un ruolo fondamentale nella crescita umana e artistica dello scrittore. Marcel Proust era un bambino vivace e curioso, la sua infanzia serena a Parigi veniva interrotta solo da brevi soggiorni a Illiers, presso i parenti paterni. Da questi luoghi tranquilli traeva beneficio la sua salute, molto fragile fin dall’infanzia a causa di gravi problemi respiratori (soffriva di forti attacchi d’asma), una condizione che influenzerà profondamente il suo stile di vita e la sua futura attività letteraria. Proust frequentò uno dei licei più prestigiosi di Parigi: il Lycée Condorcet. Subito dopo il diploma, si arruolò come volontario per un anno nella fanteria a Orléans. Al rientro a Parigi, per volontà dei genitori, si iscrisse contemporaneamente a due facoltà: Giurisprudenza alla Sorbona (dove si laureò nel 1893) e Scienze Politiche all’École des Sciences Politiques, con l’idea di tentare la carriera diplomatica, che tuttavia abbandonò ben presto. Proust continuò a studiare e, nel 1895, conseguì la laurea in Lettere alla Sorbona.
Grazie all’agiata condizione sociale ed economica della famiglia, il giovane Marcel trascorreva le sue giornate frequentando i più esclusivi salotti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia parigina. Nel corso di queste esperienze mondane, imparò a guardare con occhio critico la realtà sociale in cui era immerso: ne analizzò virtù e bassezze, osservò intelligenze luminose e stupidità abissali, debolezze comprensibili e viltà ingiustificabili, traendone preziosi spunti per i suoi primi scritti. Il suo primo romanzo, Jean Santeuil, iniziato in gioventù, rimase incompiuto e fu pubblicato postumo solo nel 1952 grazie a un minuzioso lavoro filologico. Per un periodo, Proust abbandonò la narrativa per dedicarsi all’attività di traduttore e saggista. La sua passione per l’architettura e l’arte lo portò ad approfondire le opere del celebre critico d’arte inglese John Ruskin, di cui tradusse in francese le due importanti opere: La Bibbia d’Amiens e Sesamo e i gigli. L’influenza di Ruskin lo spinse inoltre a intraprendere una serie di viaggi alla scoperta delle cattedrali gotiche europee. Durante questo periodo di studi scrisse di getto il saggio Sur la lecture (Sulla lettura), una delle sue testimonianze saggistiche più intense. In poche, ma densissime pagine, Proust ci ricorda che la lettura è il principio di tutto, compagna fedele e indissolubile della scrittura e sua palestra essenziale: la scrittura nasce infatti dalla parola letta e pensata, fatta poi germogliare nella coscienza. In questo breve saggio si avverte già la stessa “sinfonia del tempo” che guiderà la Recherche. L’opera inizia infatti analizzando la felicità infantile della lettura, custodita tra le pagine di un libro letto in anni lontani, che si sovrappone imprevedibilmente alla memoria adulta.
Tra il 1903 e il 1905 la vita di Proust venne sconvolta: alla fine di novembre del 1903 morì il padre e, nel settembre del 1905, si spense anche l’amata madre. La perdita di quest’ultima, l’affetto più importante della sua vita, segnò un momento di profonda crisi. Proust decise così di ritirarsi quasi completamente dalla vita sociale, isolandosi nella sua stanza foderata di sughero per dedicarsi interamente alla scrittura della sua opera magna: Alla ricerca del tempo perduto. Il percorso editoriale della Recherche non fu facile: nel 1913 esce il primo volume, Dalla parte di Swann (Du côté de chez Swann), pubblicato a spese dell’autore poiché inizialmente rifiutato dagli editori; nel 1919 esce il secondo volume, All’ombra delle fanciulle in fiore (À l’ombre des jeunes filles en fleurs), che ottenne un maggiore successo e a cui venne assegnato il Premio Goncourt. Consapevole dell’esaurirsi delle proprie energie vitali, lo scrittore ingaggiò una lotta accanita contro il tempo per portare a compimento il gigantesco disegno del suo romanzo, sottoponendo il fisico a continui e logoranti sforzi. Il sollievo fu enorme quando riuscì finalmente a scrivere la parola “fine” sul settimo manoscritto. Gli ultimi volumi dell’opera — il quinto (La prigioniera), il sesto (La fuggitiva) e il settimo (Il tempo ritrovato) — verranno pubblicati postumi grazie al fratello Robert. Nell’ottobre del 1922 Proust fu colpito da una grave bronchite che degenerò in congestione polmonare. Ormai stremato, rifiutò le cure dei medici e persino il fratello, accorso al suo capezzale, non riuscì a convincerlo a farsi ricoverare. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente e Marcel Proust si spense nel pomeriggio del 18 novembre 1922 nella sua casa di Parigi, lasciando al mondo uno dei patrimoni letterari più straordinari di sempre.
“Con i libri, niente convenevoli. Trascorriamo la serata con loro, perché ne abbiamo veramente desiderio. E spesso non li lasciamo che con rimpianto. E, quando li abbiamo lasciati, nessuno di quei pensieri che guastano le amicizie: “Che avran pensato di noi? – Non avremo mancato di tatto? – Saremo piaciuti?” e nessuna paura di essere dimenticati per un altro!”