14 Set Alessandro Manzoni
Cari Liber, oggi parleremo di uno dei maggiori romanzieri italiani di tutti i tempi oltre che scrittore, poeta e drammaturgo: Alessandro Francesco Tommaso Antonio Manzoni, meglio noto con il solo nome di Alessandro Manzoni.
Credo sia difficile non collegare il suo nome al celebre romanzo “I promessi sposi”, caposaldo della letteratura italiana, con cui Manzoni ha gettato le basi per il romanzo moderno e patrocinato l’unità linguistica italiana.
Manzoni lasciò un segno indelebile nella letteratura italiana e nella storia del teatro italiano (per aver rotto le tre unità aristoteliche) e in quella poetica (nascita del pluralismo vocale con gli “Inni Sacri” e della poesia civile). Culturalmente aderì alla corrente romantica, era un fervente cattolico dalle tendenze liberali, e fu un personaggio pubblico e politico di rilievo, destinatario di numerosi riconoscimenti pubblici e accademici (tra cui nel 1873 quello di senatore del Regno d’Italia).
Proverò a farvelo conoscere meglio, chiedendogli sin da ora scusa per l’esiguità delle notizie e dello spazio che riuscirò a dedicargli.
Innanzitutto, nacque a Milano il 7 marzo 1785. Era di famiglia nobile: il padre era il Conte Pietro Manzoni, la madre Giulia Beccaria, la figlia di Cesare Beccaria, l’autore de “Dei delitti e delle pene”.
La famiglia però si separò presto e Alessandro, nel 1805, dopo avere completato gli studi in istituti religiosi, raggiunse la madre a Parigi, dove entrò in contatto con molti intellettuali dell’epoca, che influenzarono notevolmente la sua formazione culturale e politica. Partecipò alla corrente di quella letteratura moralmente e civilmente impegnata dell’Illuminismo italiano e, successivamente aderirà alla corrente romantica.
Nel 1808 sposò Enrichetta Blondel, anch’ella di nobili origini, la cui conversione alla fede cattolica influenzò profondamente il pensiero di Alessandro Manzoni, come è facile riscontrare in più parti della sua opera (quanto a I promessi sposi, ricordiamo il ruolo fondamentale della Divina Provvidenza e l’importanza dei personaggi guidati da Dio come Fra Cristoforo e il Cardinale Borromeo, o lo stesso Innominato, illuminato dalla scoperta della fede cattolica ricevuta grazie alla preghiera di Lucia).
Il primo frutto della conversione di Manzoni furono gli “Inni Sacri”, scritti tra il 1812 e il 1821, dopo il ritorno a Milano, cui seguirono numerose altre opere, tra le più importanti della sua produzione: le odi di “Marzo 1821”, il “Cinque Maggio”, le “Osservazioni sulla morale cattolica”, l’ “Adelchi” e “Il Conte di Carmagnola”.
Ma l’opera più conosciuta a tutti i livelli sono sicuramente “I promessi sposi”, il “romanzo modello” (38 capitoli e l’introduzione) che narra la storia contrastata dell’amore tra Renzo e Lucia (“questo matrimonio non s’ha da fare”), ambientata tra il 1628 e il 1630 in Lombardia.
L’ambientazione è ricostruita su documenti e testimonianze dell’epoca, con cui Manzoni riesce a fondere perfettamente il vero storico (basato sui documenti) e il verosimile (cioè le vicende immaginarie coerenti con l’inserimento storico dei personaggi), ma soprattutto riesce a dare un messaggio universale perfettamente adeguato anche alla politica e alla cultura del suo tempo e, direi io, a quelle di ogni tempo.
La stesura del romanzo ha richiesto un percorso lungo venti anni, iniziato nel 1821 e terminato nel 1840, e ben tre versioni. Fu scritto in lingua toscana, considerata dall’autore come la forma più pulita dei tanti dialetti locali in cui era declinata la lingua italiana, nell’ottica -culturale e politica- di conferire al popolo italiano una lingua unitaria: celebre è la frase con cui il Manzoni dichiarò “andai a sciacquare i panni in Arno”, proprio per significare lo studio approfondito che fece della lingua toscana per sanificare la propria (il Milanese) dai personalismi locali che l’avrebbero inquinata.
L’obiettivo di una lingua naturale e schietta, capace di esprimere senza artifici i pensieri dei personaggi e che fosse comprensibile anche ai lettori dei ceti popolari, decretò il successo universale dell’opera e di Manzoni come scrittore.
Purtroppo, però, il successo letterario e politico si affiancarono a una serie di problemi di salute e famigliari (i numerosi lutti che afflissero la vita domestica dello scrittore). Soffrì di nevrosi e di agorafobia (la paura del pubblico), che lo ridussero ad un progressivo isolamento esistenziale.
Nonostante quest’isolamento, però, Manzoni fu in contatto epistolare con la migliore cultura intellettuale francese, con Goethe, con Antonio Rosmini e, seppur indirettamente, con le novità estetiche romantiche britanniche (tra cui Walter Scott). Abbandonò perciò il romanzo e le opere di invenzione per dedicarsi a studi linguistici e storici.
Nel 1861 fu nominato senatore del Regno d’Italia appena nato, e nel gennaio 1868 il ministro Emilio Broglio – memore di una serie di scambi culturali di idee sulla questione avuti con Manzoni nel 1851- gli conferì l’incarico di presiedere la Commissione per l’unificazione della lingua italiana, con il compito di formulare proposte utili a diffondere nel popolo l’uso della buona lingua e della buona pronuncia.
Mi sembra quindi doveroso concludere con un semplice: grazie, Alessandro!
Seguite il fil rouge dedicato ad Alessandro Manzoni leggendo gli articoli ai link sotto ⤵️
https://www.acasadilucia.org/2025/09/17/milano-manzoni/
https://www.acasadilucia.org/2024/07/19/la-carsenza-che-tanto-piaceva-ad-alessandro-manzoni/