08 Feb Unmei No Akai Ito: Il filo rosso del destino
Pochi giorni fa ho riletto, per l’ennesima volta, uno dei miei manga preferiti: Nana di Ai Yazawa. Sebbene sia un manga incompleto, la cui serializzazione è stata interrotta nel 2009 a causa dei problemi di salute dell’autrice, Nana rimane un’opera senza tempo, una creatura di rara bellezza scivolata via dalle sapienti mani di Ai Yazawa, già autrice degli intramontabili e altrettanto splendidi Cortili del cuore e Paradise Kiss.
Perché vi scrivo dell’ennesima rilettura di Nana (vero capolavoro)?
Perché all’interno del manga viene citata da alcuni personaggi la leggenda del filo rosso del destino, racconto antichissimo, orientale, che da sempre mi affascina e mi fa riflettere sull’importanza del destino nei legami umani.
In Nana vengono narrate le vicende di due ragazze completamente diverse ma accomunate dallo stesso nome: Nana.
Le due finiscono per incontrarsi per la prima volta sulla soglia dei loro vent’anni, sullo stesso treno diretto a Tokyo, verso quella nuova vita che entrambe auspicano di poter intraprendere, seppur spinte da motivazioni differenti.
Da questo incontro si snocciolerà tutto il continuum della narrazione, che porterà le due protagoniste ad incontrarsi nuovamente in un appartamento che entrambe avevano intenzione di affittare, decidendo così di vivere la quotidianità insieme. Appartamento questo, il 707, che diverrà il fulcro del loro legame, diventando al contempo il punto di giuntura con tutti gli altri personaggi che graviteranno loro intorno.
L’incontro di due anime agli antipodi non poteva dare frutti migliori: da una parte Nana, estremamente bisognosa di amore, trova in Hachi il suo perfetto contraltare, la sua ancora di salvezza in un’esistenza nefasta che le aveva riservato quasi esclusivamente dolore; dall’altra parte, viceversa, Hachi trova in Nana il moto d’indipendenza che da tanto tempo rincorreva senza risultati. L’una per l’altra diventano la spinta al divenire.
Gli eventi della vita le colpiscono, le separano ma nonostante la separazione fisica, gli amori distruttivi nei quali si sono costrette, si sentiranno sempre legate l’una all’altra.
Anche quando diventano apparentemente due estranee.
Quel filo rosso del destino che le ha fatte incontrare e che le teneva unite, ha continuato a tessere le sue fila, andando a rendere quel legame sempre più solido anziché spezzarlo, sgretolarlo; quel filo le ha tenute vicine nonostante tutto.
“Senti, Nana…
Ti ricordi la prima volta che ci siamo incontrate?
Lo sai, io sono il tipo che crede fermamente nel destino…
… quindi sono assolutamente convinta che il nostro incontro sia stato voluto dal fato.
Ridi pure, se vuoi…”
La leggenda del filo rosso non è però un invenzione della mangaka Ay yazawa.
È un mito, una storia secolare nella tradizione orientale, secondo cui ognuno di noi nasce con un filo rosso invisibile legato al mignolo della mano sinistra e questo filo ci lega per sempre alla persona alla quale siamo destinati, la nostra anima gemella: un’amica, un compagno di vita chiunque sia destinato ad essere la metà del nostro essere.
Grazie al filo rosso del destino, le due persone legate sono destinate ad incontrarsi prima o poi e a rimanere legate nonostante le distanze.