02 Nov “Perché comincio dalla fine”, di Ginevra Lamberti
“Il lutto ha sempre morso la mia famiglia alle caviglie e le variabili di reazione sono state la preghiera, lo scherno, la pazzia, la negazione, il panico, il silenzio. A ben guardare, niente di diverso dal resto del mondo.”
“Perché comincio dalla fine” di Ginevra Lamberti è un libro delicato e controcorrente, un libro di incontri con tante persone che del “trapasso” hanno fatto il mestiere per vivere, che siano agenzie funebri, tanatoesteta, artigiani, o anche artisti vari.
Tutto parte da un divano, in un giorno qualunque in cui la protagonista, omonima della scrittrice, vede con sua madre un servizio in tv sui cimiteri e la pratica del lutto in un determinato luogo, e da una domanda che la madre pone a bruciapelo: “noi sbagliamo a non avere un posto?“, laddove come “posto” intende proprio un loculo pronto al cimitero.
Da quel momento inizia un intreccio di capitoli, avanti e indietro nella vita di Ginevra, tra il suo nuovo lavoro di affittacamere a Venezia nel presente e i suoi ricordi di affetti e perdite, e in mezzo il progetto di un libro che parli della morte, così vicina e lontana dalla vita, e per farlo gli incontri con chi la vive quotidianamente, parte del proprio lavoro. Tra i vari professionisti con cui si interfaccia, me ne sono rimasti impressi alcuni che ritornano a distanza di anni nella mia mente, persone che rendono così umano e naturale il rapporto con la morte da riappacificarmi a questa esperienza: parlo di Alessandro Taffo dell’omonima famosa agenzia funebre, che ha fatto dell’ironia il mantra della sua comunicazione digitale; l’esperienza della tanatoesteta mi ha fatto toccare con mano l’importanza di riaffermare se stessi fino alla fine; e la realtà di Capsula Mundi mi ha aperto la mente ad una pace del dopo che fa sentire uniti nell’equilibrio della natura dando sollievo anche a chi continua a vivere il ricordo di chi non c’è più.
Difficile riassumere questo romanzo, e facile certo non è nemmeno comunicare le sensazioni che lascia, tanto intimo è il rapporto con la vita e la morte per ognuno di noi. Tuttavia una cosa credo di poterla condividere: si parla della morte per inneggiare alla vita, per ricordarsi di vivere ogni istante, per far sentire la naturalezza della fine in un mondo sensoriale in cui tutto comincia per concludersi un giorno, e allora tanto vale vivere e vivere senza sprecare possibilità, ma anche senza dimenticare che siamo tutti collegati su questo pianeta.
Un inno alla vita che va vissuta, alla morte che ne fa parte, e alla pace che fondamentalmente ognuno dovrebbe trovare con se stesso per affrontare la vita e la morte con la giusta serenità e consapevolezza. Io l’ho trovato particolare e semplice e vero.
Potete proseguire nel fil rouge del ricordo leggendo gli articoli che ne fanno parte:
https://www.acasadilucia.org/?p=35658&preview=true
https://www.acasadilucia.org/2024/11/03/capsula-mundi-la-rinascita-dopo-la-morte/
https://www.acasadilucia.org/2024/10/30/halloween-ieri-e-oggi/