A Casa di Lucia | Rosso Istanbul
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Rosso Istanbul

“(…) non c’è da avere paura dei nostri vicini di casa, o di banco, o di confine. C’è da aver paura solo dell’odio e dei pregiudizi”. 

 

Rosso Istanbul” è un libro di Ferzan Özpetek in cui protagonista è la città stessa, rossa come i tramonti che si possono ammirare sul Bosforo,invasa dal profumo dei fiori di tiglio.

Il romanzo narra la vita di un regista turco che torna in Turchia dopo essere stato a Roma per molti anni.

L’attaccamento alla sua città d’origine viene descritto come una lettera d’amore, in cui sono sviluppati i ricordi di un passato più presente di quanto ci si aspetti: il primo amore; la famiglia; l’anziana ma affascinante madre del regista; la bellissima e misteriosa Neval, sua amica del cuore; vecchi amanti. Le pagine trasudano di ricordi sbiaditi che prendono vita nell’oggi della narrazione, sullo sfondo onnipresente della città, vera protagonista della storia.

La vita di Deniz Soysal per un breve lasso di tempo si intreccia con quella di una donna incontrata durante il volo di andata: Anna. In viaggio per lavoro e per piacere insieme al marito e ad un’altra coppia, Anna si perderà nei tumulti della città e da quel momento il suo viaggio assumerà significati diversi e più profondi. Incrociando il suo cammino con quello di Denis, finalmente ritroverà il senso che la vita aveva perso. Si perderà per ritrovare se stessa.

“È facile scomparire e far finta di non esserci, sedersi per terra in un angolo, sui gradini della terrazza, dimenticare vassoio, bicchieri, invitati, pensare solo al profumo dei tigli, alla luna sul Bosforo.”

Lo stesso Özpetek, autore del romanzo, è il regista del film che ne è stato tratto, in cui introduce il personaggio di Orhan Sahin, editor a cui Deniz Soysal affida le bozze del suo libro. E sarà proprio il personaggio di Orhan l’espediente narrativo che permetterà nella pellicola di inoltrarsi visivamente nei ricordi di Deniz.

Entrambe le opere, libro e film, sono comunque innanzitutto un inno ad Istanbul e all’amore del regista (il protagonista in cui si rispecchia lo Özpetek) per la sua città.

La descrizione che fa di Istanbul è infatti talmente forte e tangibile da far quasi percepire gli odori, i profumi e i colori di questa città cosmopolita come se il lettore fosse lì immerso nelle sue strade; una città che sembra rappresentare il centro dell’universo, un cuore che pulsa del rosso della vita che la attraversa.

Tra viaggi e ricordi, partenze e ritorni, nostalgia di chi non si è mai realmente allontanato dalle sue origini, leggendo questo libro sarà impossibile non innamorarsi di Istanbul.

“Istanbul, la città della malinconia, anzi degli hüzün, quel sentimento a metà tra la tristezza e la nostalgia. Sarà per i palazzi abbandonati che si stanno sgretolando, o per le yali, le antiche case di legno costruite su pontili e affacciate sull’acqua del Bosforo, usate un tempo per la villeggiatura, poi bruciate o distrutte una dietro l’altra […] Per me Istanbul è invece una città a colori: il blu della moschea di Rüstem Pascià avvolta di maioliche di Iznik in Anatolia dove sono state create e modellate e l’azzurro di certe giornate in cui il cielo ti fa venir voglia di diventare aquilone […]

Istanbul è il blu e rosso, che paiono riuscire a fondersi solo in certi tramonti sul Bosforo. È il rosso, il rosso dei carrettini dei venditori ambulanti di simit, le ciambelle calde ricoperte di sesamo che sono la prima cosa che compro quando arrivo. Il rosso fiammante dei vecchi tram, oggi ne è rimasto solo uno, con cui i turisti attraversano il cuore della città. Il rosso arancio con cui erano decorati i piattini del thè […] Il rosso dello smalto sulle unghie di mia madre […] Il rosso della tuta Adidas che mi ha chiesto in regalo e che le porto in valigia.”

 

ARTICOLO DI DEBORAH VENUTA E MARIAROSARIA RIGIDO

 

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https://www.acasadilucia.org/2025/01/17/viaggio-in-turchia-da-istanbul-a-pergamo/

https://www.acasadilucia.org/2025/02/10/il-menemen-turco/

https://www.acasadilucia.org/2024/10/13/35655/



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